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Gary Hocking: come un tuono

Ci sono piloti del passato che sono davvero unici che sembrano essere destinati ad avere tutto. Gary Hocking veniva dalla Rhodesia ed aveva gli occhi di un azzurro intenso, l’aspetto di da divo del cinema che faceva urlare le ragazzine e la stoffa del campione. Amava le moto, la velocità, l’acqua ed il vento e guidava sul bagnato come sull’asciutto. In sella era roboante, in pista indomabile. Ha vissuto, ha vinto e se n’è andato veloce. Come un Tuono.


Andava forte perché sapeva di avere poco tempo, ed in quel poco tempo fece segnare numeri da leggenda: in poco più di quattro stagioni, 41 gran premi disputati, 33 podi, 19 gp vinti, due titoli mondiali (350 e 500), vice campione del mondo in ben tre cilindrate (250, 350, 500), un titolo perso nella 250 per un guasto meccanico alla sua moto.


Gary faceva tremare la terra e come tutti quelli baciati dal destino piegava ogni cosa alla sua volontà così come le moto. Andava forte ovunque, non importava marca e cilindrata. Gary passava come nulla fosse dalle monocilindriche (125) 2 e 4 tempi alle bicilindriche (250) 2 e 4 tempi, dalle monocilindriche (350 e 500) 4 tempi alle quattro cilindri 4 tempi (350 e 500).
Debuttò nel 1958 in sella ad una vecchia Norton. Guidando come solo lui poteva fare, sui tracciati più difficili e nelle condizioni più estreme, mise più volte in difficoltà le ben più performanti 4 cilindri MV Agusta di John SURTEES e Remo VENTURI. Nel 1959 portò per la prima volta alla vittoria le sibilanti 2 tempi MZ 250, pezzi di ferraglia inguidabili della Germania Est . Poi la chiamata del Conte Agusta e la serie di podi e trionfi in 125 e 250 e soprattutto nelle 350 e 500 e altri due titoli già in tasca ma gettati al vento nel 1962 per l’addio alle corse.

Gary era uno che credeva nell’amicizia e per amicizia disse addio alle motociclette per darsi alle quattro ruote. Lo fece quando morì Tom PHILLIS, suo grande amico e campione iridato. Ho letto che lo fece perché aveva paura, perché le moto erano pericolose più delle auto. Ma se così fosse, non starei qui a raccontare la storia di Hocking, perché gli uomini d’ACCIAIO sono quelli che le paure le superano, quelli che non si arrendono e a me piace pensare che Gary non si sia mai arreso.

Credo che i piloti siano attratti dalla velocità come un magnete dal Nord e come le bussole capita che possano perdere momentaneamente l’orientamento quando prendono delle brutte botte, ma poi tornano sempre a puntare diritto. I piloti hanno bisogno della velocità, ne sono assuefatti come gli eroinomani, la bramano, la cercano e muiono per essa. Detto questo, un campione che ha vinto tutto che a quell’epoca passa dalle corse di motociclette alle corse di macchine e che sale sulla Lotus F1 di Stirling Moss, non può essere uno che molla. Nossignore. Gary Hocking aveva ancora bisogno della velocità. Aveva solo cambiato modo di cercarla.

Gary Hocking è stato uno dei più grandi di tutti i tempi. Uno che era temerario quando essere temerario aveva ancora un senso. Quando la velocità ti strappava la vita con estrema facilità. Quando i i freni erano per i fessi e tra te e l’asfalto c’era mezzo centimetro di pelle nera e nulla di più. Forse Gary Hocking è stato il più temerario dal dopoguerra ad oggi e si è preso tutto con la stessa velocità di un tuono, che sparge il suo fragore assordante e scompare nel silenzio dell’orizzonte.

A.F.

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2 thoughts on “Gary Hocking: come un tuono

  1. Maurizio
    Maggio 12, 2020 at 8:10 am - Reply

    Piloti di altri tempi dove tutto l’ambiente era diverso … ho 62 anni ed da ragazzo ho avuto la fortuna di seguire alcuni piloti modenesi che gravitano attorno ai fratelli Villa … in caso di bisogno co si prestava una marmitta, un cilindro la gomma … oggi sarebbe impensabile .. poi i piloti erano amici .. oggi stanno rintanati nei loro motorhome come fiseri di vetro … Angel Nieto corse con clavicola fratturata trattenuta da una camera d’aria come tutore …

    1. Acciaio Motociclette
      Novembre 29, 2020 at 4:14 pm - Reply

      Altri uomini, altre epoche purtoppo, che forse non torneranno. Però quello che cerchiamo di fare è tenere vivo quello spirito antico, quella voglia di lottare, di confrontarsi, di stare tra la gente che ti acclama e ti spinge a dare gas.
      Un po’ ti invidio per aver avuto la fortuna di aver assistito alle vittorie dei piloti della tua generazione. Le cose cambiano, è vero, non potrebbe essere altrimenti, ma il loro spirito è per noi un’ispirazione quotidiana.

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