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Renzo “Il Paso” PASOLINI: l’uomo che sfidò la leggenda

Sempre controcorrente

Ci sono quelli che corrono e poi ci sono quelli che sfidano Giacomo AGOSTINI: il migliore in assoluto. Lo martellano, gli stanno alle calcagna, non mollano. Danno gas perchè non gli importa se non hanno la moto più forte, non gli importa perché vogliono solo vincere. Vogliono dimostrare al mondo che si sbaglia, vogliono dimostare che un uomo può battere il destino. Sfidare una leggenda è un’impresa per pochi. Ti toglie il fiato, mette alla prova la tua tempra, la tua forza d’animo, i tuoi cavalli e spesso ti butta giù. Alle volte ti schiaccia fino ad ucciderti.

Renzo il “Paso” PASOLINI

Devi essere un po’ pazzo per sfidare il più forte della storia ed interpretare “l’antagonista”, il ruolo nei film che nessuno vuole avere, ma devi anche avere il doppio del pelo sullo stomaco. Devi sapere che sei costretto a lottare per guadagnarti ogni centimetro perché l’altro non sbaglia mai, l’altro è il numero uno, l’altro è quello che tutti vorrebbero essere. Tutti tranne te, se ti chiami Renzo PASOLINI. Perché tu sei il “Paso” e sei sicuro di essere più forte della leggenda stessa.

PASOLINI era l’antitesi di AGOSTINI. Era il pilota semplice, quello della gente, che lo spronava ad accelerare e lo supportava e di cui Paso ricambiava la passione con gare sempre al limite, per sfidare il più grande con un cuore immenso e la manopola del gas sempre aperta, sfoggiando un modo di guidare rimasto unico, controllando la sbandata del posteriore con i movimenti del corpo (reminiscenze del Motocross praticato in gioventù).

PASOLINI era antitetico anche come sportivo: inforcava gli immancabili occhiali da vista e fumava, tirava tardi con gli amici e festeggiava le vittorie a base di lambrusco. Ma era anche un uomo vero, dal grande cuore, onesto e leale soprattutto con gli avversari, perché non bastano le coppe di ferro per dire al mondo che sei un campione.

E’ con i gesti importanti che ti viene riconosciuto ed è per questo che per noi, “Paso” è un Uomo d’ACCIAIO ed un esempio immortale: nel Gp delle Nazioni del 1968 si accontentò del muletto e lasciò la sua moto migliore a Mike “The Bike” HAILWOOD, dopo che questi abbandonò la MV in seguito alle prime prove, perché a suo dire non gli garantiva parità di trattamento con AGOSTINI. Nel fatale GP delle Nazioni del 1973, Gianfranco BONERA accusò dei problemi alla sua moto e PASOLINI, con la generosità che gli era tipica, fece staccare il numero di gara dalla sua moto e mise quello di BONERA, permettendogli così di qualificarsi. Roba d’altri tempi.

Monza 1973

Fu proprio la maledetta stagione del 1973 quella che avrebbe dovuto portarlo alla consacrazione. Dopo tante battaglie costellate da vittorie sul filo del rasoio e sconfitte da cui si era sempre rialzato, per PASOLINI era giunto finalmente il momento di vincere quel tanto agognato e meritato mondiale per poi ritirarsi.
In quel GP delle Nazioni del 20 maggio 1973, “Paso” fa debuttare la nuova Aermacchi – Harley Davidson raffreddata ad acqua e corre nella 250 e 350.
La 350 è la prima corsa. Ancora una volta l’uomo da battere è sua maestà Giacomo AGOSTINI.

Renzo PASOLINI corse in Benelli fino al 1971

Quando sai di correre contro la storia la vista si appanna, il cuore batte forte e puoi inciampare. L’importante però è ripartire con ardore. Sventola la bandiera allo start e “Paso” parte male, mentre AGOSTINI già scappa via dietro la prima curva bruciando l’asfalto. PASOLINI stringe i denti, apre il gas, schiarisce le idee e parte all’inseguimento. Al termine del primo giro AGOSTINI gli ha già dato 10 secondi di distacco ma “Paso” non è uno che molla e inizia a martellare inanellando giri veloci. AGOSTINI se lo sente addosso inesorabile. PASOLINI è incontenibile, si spinge al limite umano perché sa di essere più forte della storia stessa e spinto dalla folla in delirio sorpassa AGOSTINI e lo stacca!

Il “Paso” ha la vittoria a portata di mano, sta quasi per sfiorare il titolo mondiale ma la storia, alla fine, si rivela più forte di lui. La moto di PASOLINI grippa e lui è costretto ad un amaro ritiro.
Ma è il cuore di un uomo che conta e non i pezzi di ferro o d’oro che tiene a far polvere in bacheca e PASOLINI ha dimostrato di averne tanto. Ma quel giorno maledetto, quel giorno in cui lo sport è vigliacco, quello che ogni generazione di appassionati è destinata a vivere almeno una volta, quel giorno in cui la sorte strappa via il poster del tuo idolo dalla tua camera di bambino, il giorno in cui anche una parte di te muore, che tu sia a casa incollato alla radio o sugli spalti, quel giorno arrivò anche per “Paso“.
Paso” aveva un gran debito con la sorte che però come si sa è una forza beffarda e vigliacca, che proprio quando sembra che debba volgere a tuo favore ti toglie tutto e ti gira le spalle.

Arrivò il momento di schierarsi con le 250 cc e di pretendere dalla storia quello che era giusto. Pronti via, PASOLINI partì bene. Stavolta ci credeva, ci credeva davvero. Il miraggio del titolo era lì a portata di mano. Meritato come pochi, da un campione senza eguali, da un re senza corona, come è stato definito in un libro.

Il campione della gente

Paso” ci metteva testa, palle e cuore. La gloria immortale, quella che convenzionalmente spetta agli iridati, “Paso” se l’è guadagnata, strappandola alla storia maledetta col sudore e l’olezzo di benzina. E non importa se quel “curvone” a Monza ce lo ha portato via insieme ad un altro grandissimo come Jarno SAARINEN. Non importa se non c’è quel trofeo mondiale da spolverare nella bacheca di “Paso“, perché è stato molto più grande di quanto non dicano i 6 Gran Premi vinti e i 6 Titoli Italiani, ottenuti correndo veloce come mai nessuno prima di lui. Un uomo sempre al limite in pista ma leale ed onesto con gli amici e gli avversari, un uomo che ha sfidato il più forte di tutti, un uomo come pochi, un uomo d’Acciaio, restituito alla gloria degli immortali.

La Ducati 750 “Paso”

Nel 1985 la Ducati, appena entrata a far parte del gruppo Cagiva, gli rese omaggio presentando ad EICMA la Ducati 750 Paso, progettata ad ideata dall’Ing. Massimo TAMBURINI, fondatore della Bimota, con cui Marco “Lucky” LUCCHINELLI sfidò l’America, vincendo a Daytona e ad Imola. Un motore potente, generoso e infinito, a distribuzione desmodromica e dal disegno pressochè perfetto. Fu per anni il bicilindrico piu’ potente del mondo, simbolo di un’Italia vicente e giusto omaggio a Renzo PASOLINI: il “Paso”, l’uomo che sfidò la leggenda ed alla fine vinse.

A.F.

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