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Giuliano MAOGGI: il Duca italiano

Erano gli anni delle sigarette strette tra i denti, delle vecchie moto a carburatore, di quelli col pelo sullo stomaco. Gli anni in cui vincere era tutto e per vincere si metteva in gioco la pelle.


Erano gli anni del Motogiro d’Italia, una competizione leggendaria per il nostro Paese, una sorta di equivalente della Mille Miglia in chiave motociclistica, dove si gareggiava senza paura sulle strade del Bel Paese di tutti i giorni, bloccate al traffico giusto il tempo necessario per far passare i concorrenti. Una competizione esaltante, che ebbe un grandissimo successo e che si disputò dal 1953 al 1957, prima di dover chiudere i battenti, nonostante il grande interesse dei marchi motociclistici e del pubblico, per il sopravvenuto divieto di correre sulle strade libere dal traffico introdotto dopo il drammatico incidente in cui perse la vita Il Marchese Alfonso de Portago, che era uscito di strada a causa dello scoppio di un pneumatico a bordo di una Ferrari F335S, durante la Mille Miglia del 1957, uccidendo anche nove spettatori e l’impavido navigatore Edmund Nelson.

Giuliano MAOGGI vince il Motogiro d’Italia 1956 – foto tratta da www.motociclismo.it


Il Motogiro d’Italia era quello del ’56: partenza da Bologna, snodo a Udine fin giù al mare di Riccione, alle montagne de L’Aquila e poi via a Salerno e Perugia, per far ritorno a Bologna. Otto tappe. 2563 km a rotta di collo per quelli che non hanno paura, per quelli che non si lasciano piegare da niente, né dal maltempo costante che flagella le tappe né dai drammatici incidenti di Luciano BIFFI e Giacomo CALDERONI.
In palio c’è la gloria immortale degli iridati e la mitica Coppa d’Oro dell’Assoluta.

MAOGGI è un fiorentino tenace che va veloce e apre il gas a testa bassa. Accende l’ultima sigaretta prima del via. E’ teso, ma sicuro di sé. Sa che può farcela perché è il migliore. Il casco a strisce bianche e rosse, utile a farsi riconoscere dai meccanici lungo il percorso, vibra ad ogni apertura di gas. E’ in sella alla Ducati “Ufficiale” Gan Sport 125 Marianna, una monocilindrica immaginata e disegnata dall’Ingegner Taglioni, perfetta per le gran fondo su strada, cattiva ma al contempo affidabile. La moto si chiama Marianna perché Taglioni la realizza nell’anno Mariano, voluto da Papa Pio XII per onorare la Madonna ed è così che passerà alla storia.

Giuliano MAOGGI tra la folla – foto tratta da http://claspgarage.blogspot.com


MAOGGI è un uomo d’acciaio a tutti gli effetti. Non lo ferma la pioggia battente, non lo scalfiscono gli incidenti né si inchina di fronte alle moto con cilindrate più grandi. MAOGGI spalanca il gas e corre perché correre lo fa sentire bene e così compie un’impresa unica con la sua Ducati Marianna 125 sbaragliando le 175cc e piloti del calibro di Tarquinio Provini, iridato 125 nel ’57 e in 250 l’anno successivo.


MAOGGI non si è piegato, non lo ha fatto mai, nemmeno quando, pur vincendo alla grande, dovette rinunciare ad alzare la Coppa d’Oro dell’Assoluta, che gli venne tolta di mano e donata da Ducati al cardinale Lercaro, un potente prelato bolognese.
Eppure MAOGGI non rimase a mani vuote perché pur senza la coppa, portò a casa la Marianna con cui vinse il Motogiro d’Italia e scrisse il proprio nome tra i campioni immortali. Forse, è andata meglio così.

Giuliano MAOGGI vince il Motogiro d’Italia 1956 – foto tratta da www.motociclismo.it


La foto che lo ritrae con la sigaretta tra i denti e l’espressione concentrata lo ha consegnato alla storia ed è diventata la vera e propria icona delle gare di Gran Fondo. L’immagine di chi non si arrende, di chi sa di essere il migliore.

A.F.

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